Ho sempre pensato che viaggiare sia uno dei modi più belli per conoscere il mondo. Non soltanto per i luoghi che possiamo ammirare, ma soprattutto per le persone che incontriamo, le storie che ascoltiamo e tutto ciò che impariamo quando abbiamo il coraggio di uscire dalle nostre abitudini.
Perché il mondo è meravigliosamente diverso. E sarebbe un vero peccato pretendere che assomigli tutto a casa nostra.
Negli anni ho attraversato paesi lontanissimi, conosciuto culture profondamente diverse dalla mia, dormito in strutture di ogni genere e utilizzato mezzi di trasporto che, in alcuni casi, avrebbero meritato un capitolo a parte nel mio libro delle (dis)avventure.
E più viaggio, più mi convinco di una cosa: abbiamo una grande fortuna a poter scoprire il mondo, ma anche una grande responsabilità nei confronti di chi lo abita.
Si parla sempre più spesso di turismo sostenibile. E per fortuna, aggiungerei.
Ma a volte ho l’impressione che si cerchi di ridurre un concetto così importante a una serie di regole da seguire: utilizzare i mezzi pubblici, scegliere strutture ecologiche, evitare la plastica, ridurre le emissioni.
Tutte scelte importanti, naturalmente. Ma non sempre così semplici da applicare.
Pensiamo, per esempio, alle piccole strutture a conduzione familiare che possiamo incontrare in alcuni paesi africani o asiatici. Magari non hanno pannelli solari, sistemi tecnologici per il risparmio energetico o prestigiose certificazioni ambientali. Ma il denaro che spendiamo per soggiornarvi può contribuire direttamente al sostentamento di una famiglia e al benessere della comunità locale.
Oppure pensiamo alle esperienze che possiamo vivere durante un viaggio. Un’escursione organizzata da una piccola realtà del territorio potrebbe non avere gli stessi strumenti o le stesse risorse di un grande operatore per documentare il proprio impegno ambientale, ma può offrire opportunità di lavoro alle persone del posto, valorizzare le tradizioni e contribuire a mantenerle vive.
Qual è, allora, la scelta più sostenibile?
La risposta, secondo me, è che non esiste una risposta uguale per tutti, ovunque nel mondo.
Perché la sostenibilità non riguarda soltanto l’ambiente. Riguarda anche le persone, le culture, le economie locali e il futuro dei territori che visitiamo.
Naturalmente questo non significa che un beneficio economico possa cancellare qualsiasi danno ambientale. Significa imparare a valutare le conseguenze delle nostre scelte nel loro insieme, cercando ogni volta il miglior equilibrio possibile.
E soprattutto significa smettere di pensare che esista un unico modo giusto di viaggiare.
C’è una cosa che considero fondamentale: quando arriviamo in una destinazione, entriamo nella vita di qualcun altro.
Quella spiaggia meravigliosa che per noi è il paradiso, per qualcuno è il luogo in cui lavora. Quel villaggio pittoresco che fotografiamo con entusiasmo è la casa di una famiglia. Quel mercato colorato che ci sembra così esotico è il posto in cui le persone fanno la spesa ogni giorno.
Noi siamo ospiti. E come tali dovremmo comportarci.
Non sono una viaggiatrice a impatto zero. E non voglio fingere di esserlo.
Viaggio spesso, utilizzo mezzi di trasporto che non sempre rappresentano la scelta più ecologica e, inevitabilmente, lascio un’impronta nei luoghi che visito.
Ma cerco di fare del mio meglio, ogni volta, valutando le alternative disponibili e scegliendo quelle che ritengo più responsabili, anche quando questo significa trovare un compromesso tra esigenze diverse.
Del resto, considerando quanti voli prendo ogni anno, sarebbe quantomeno curioso se iniziassi a predicare l’impatto ambientale zero!
Non credo che viaggiare responsabilmente significhi rinunciare a scoprire il mondo o trasformare ogni vacanza in una missione umanitaria. Credo piuttosto che significhi farlo con curiosità, rispetto e consapevolezza.
Scegliere, quando possibile, attività e professionisti locali. Rispettare tradizioni che magari non comprendiamo fino in fondo. Evitare comportamenti che danneggiano l’ambiente o la comunità. E ricordarci che non tutto ciò che possiamo permetterci di fare è necessariamente giusto farlo.
Perché un bel viaggio dovrebbe arricchire chi parte, senza impoverire chi resta.
Da Accompagnatrice Turistica e Travel Designer, sento questa responsabilità in modo particolare.
Quando organizzo un’esperienza, non scelgo soltanto cosa far vedere, dove dormire o come spostarsi. Le mie decisioni possono influenzare il modo in cui i viaggiatori entrano in contatto con un territorio e le persone che lo abitano.
E credo che noi professionisti del turismo abbiamo un ruolo fondamentale nel promuovere un modo di viaggiare più consapevole.
Non possiamo pretendere che siano soltanto i viaggiatori a cambiare le proprie abitudini. Dobbiamo essere noi per primi a proporre alternative, valorizzare le realtà locali e costruire esperienze che non si limitino a regalare bei ricordi a chi viaggia, ma portino anche qualcosa di positivo ai territori che lo accolgono.
Non sempre riusciremo a fare la scelta perfetta. Anzi, probabilmente non ci riusciremo mai.
Ma possiamo scegliere di fare meglio, un viaggio alla volta.
Ed è proprio da questa convinzione che nasce la mia nuova avventura professionale.
Sono felice e orgogliosa di condividere un traguardo che per me ha un significato speciale: sono la prima Accompagnatrice Turistica in Italia ad aver ottenuto la certificazione Slow Tourism.

Ma non finisce qui!
Ho scelto di impegnarmi attivamente in questo progetto diventando anche Delegata Slow Tourism per la Liguria, con il compito di promuovere le certificazioni e coinvolgere i professionisti del settore in un percorso condiviso di crescita e valorizzazione del turismo responsabile.
Credo in questo progetto perché non si limita a parlare di sostenibilità, ma vuole contribuire a trasformarla in un impegno concreto, creando una rete di operatori che condividano valori, responsabilità e opportunità.
Per me la certificazione non è semplicemente un nuovo riconoscimento da aggiungere al curriculum, ma la conferma di un modo di vivere e interpretare il viaggio in cui credo profondamente. E attraverso il mio incarico come Delegata ho anche l’opportunità di contribuire attivamente a qualcosa di più grande, mettendo la mia esperienza e la mia passione al servizio di un progetto che guarda al futuro del turismo.
Non so se riusciremo a cambiare il mondo. Ma sono convinta che le grandi trasformazioni comincino sempre da qualcuno che decide di fare la propria parte.
Io continuerò a viaggiare, a sbagliare, a imparare e a cercare di fare scelte migliori. Senza la pretesa di essere una viaggiatrice perfetta o di avere tutte le risposte, ma con la voglia di continuare a farmi le domande giuste.
Perché se c’è una cosa che viaggiare mi ha insegnato, è che non siamo soltanto noi a portare a casa qualcosa dai luoghi che visitiamo. Anche noi lasciamo qualcosa dietro di noi. E vorrei che, per quanto possibile, fosse qualcosa di buono.
Perché il mondo è troppo bello per smettere di esplorarlo. Ma anche troppo prezioso per non prendercene cura.
