Imparare ad accendere il fuoco

Imparare ad accendere il fuoco

Mi trovavo in Kenya, in un villaggio Masai, per una missione di volontariato con un’associazione.

Nelle missioni precedenti, avevano costruito la scuola e il pozzo, e ciò che dovevamo fare nelle settimane in cui ci sono stata io, era portare l’acqua dal pozzo alla scuola.

In linea d’aria la distanza era di circa un kilometro.

Avremmo dovuto scavare un solco abbastanza profondo, mettere il tubo e richiudere.

Facile a dirsi piuttosto che a farsi: zappare richiede molta fatica fisica, ancor di più dopo aver dormito una notte intera sul cemento del pavimento della scuola.

       

Essendo io l’unica donna tra i volontari e non potendo zappare la terra tutto il giorno (pur volendo, non ce l’avrei mai fatta, credetemi!!) mi vennero dati altri compiti.

Durante la mattina mi occupavo di aiutare chi zappava delineando con una corda il percorso da scavare, in modo che fosse dritto, perché il tubo non avrebbe dovuto fare curve.

Mi insegnarono ad usare il machete e con quello aiutavo a ripulire i cespugli che occupavano il nostro tracciato.

Il pomeriggio aiutavo le donne del villaggio a preparare braccialetti e collane che sarebbero serviti per le raccolte fondi una volta tornati in Italia.

   

Oltre a questo, mi dovevo occupare del pranzo per i volontari.

Prima di arrivare in quel villaggio sperduto, avevamo fatto provviste di cibo e acqua, ma avevamo una sola pentola e non si potevano certo fare grandi cose (anche perché non c’era certo i fornelli).

Gli ingredienti erano più o meno sempre gli stessi: riso o pasta e verdure varie.

Era il primo giorno nel villaggio, e tutta contenta non vedevo l’ora di cucinare.

Andai a prendere della legna, feci il mio bel mucchietto, ci misi in mezzo della carta ed iniziai ad accenderla con l’accendino.

Niente.

Il fuoco non si accendeva.

Provai e riprovai non so quante volte, ma nulla.

Eppure avevo fatto tanti barbecue nella mia vita, sapevo come si accendeva un fuoco, ma li il mio metodo sembrava non funzionare.

Dopo almeno mezz’ora di tentativi falliti, vidi passare dei ragazzi. Li chiamai e chiesi il loro aiuto.

Senza esitare raccolsero un po’ di legna e in due minuti accesero il fuoco.

Li guardai esterrefatta. Avevano fatto esattamente ciò che avevo fatto io, ma il loro fuoco si accese. Perché?

Da quando arrivai in quel villaggio e fino alla mia partenza, la notte pioveva. Per loro, che soffrono molto la siccità, era una benedizione, tanto che mi soprannominarono Nasha, la donna che viene dalla pioggia.

Per questo, per accendere il fuoco, bisognava trovare la legna giusta.

Ma questo l’ho imparato solo dopo, grazie all’assistenza di questi ragazzi, che una volta acceso il fuoco si girarono verso di me e scioccati mi chiesero: ‘come fai a cucinare se non sai come si accende il fuoco?’.

Avrei voluto ridere, ma loro erano molto seri e in qualche modo preoccupati per me, così mi trattenni.

Provai a rispondere, ma fu molto difficile.

Come potevo spiegare a loro, che ancora vivono nelle capanne di fango, che dove vivo ho la cucina a gas?

   

Dopo innumerevoli tentativi, il secondo giorno accesi il fuoco da sola.

Ci misi più di mezz’ora, ma alla fine ci riuscii!

Un’esperienza che non dimenticherò MAI!!!

 

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