Ci sono viaggi che nascono con un obiettivo preciso, e quello a Berlino aveva un compito ben chiaro: accompagnare e assistere un gruppo di corridori della 51° Maratona. Niente itinerari schematici, niente programmi serrati, eppure, anche questa volta, le sorprese non sono mancate.
Ovviamente, anche se il gruppo era lì per correre, non potevamo rinunciare a un bel tour con la Guida: Berlino è una città che ti conquista piano piano, con la sua storia, la sua energia e i suoi contrasti. Mi è piaciuta tantissimo e ci tornerò di sicuro, con più calma.
Uno dei momenti più intensi è stato trovarmi davanti ai resti del Muro: pezzi di cemento che parlano più di mille libri di storia. Lì, ho provato emozioni fortissime e contrastanti: da una parte il dolore e la tristezza per ciò che ha dovuto ingiustamente subire la gente, dall’altra la consapevolezza che, fortunatamente, tutto questo è finito e oggi possiamo attraversare liberamente una città che un tempo era divisa in due.
Quando il Muro è stato abbattuto io ero una ragazzina, e ricordo benissimo quel periodo: non si parlava d’altro che della caduta del Muro di Berlino. È una di quelle immagini che restano impresse per sempre, simbolo di una svolta storica che ha cambiato il mondo. E la cosa curiosa è che un pezzo di quel Muro l’ho ritrovato qualche anno fa, durante un tour a Fatima con un gruppo: lì, lontano dalla Germania, ho provato la stessa sensazione di trovarmi davanti a un frammento di storia universale.
Ed è proprio questo enorme contrasto a colpire ancora di più: se allora c’era il controllo, il silenzio e la paura, oggi Berlino è l’opposto. Una città estremamente libera, dove ognuno può essere chi vuole, vestirsi come preferisce, esprimersi senza paura e senza sentirsi giudicato. Passeggiando per le sue strade respiri questa libertà in ogni angolo, ed è forse il più grande riscatto contro il passato.


La parte più curiosa del viaggio? L’albergo. Non un hotel qualsiasi, ma quello ufficiale della maratona. Insieme a noi, quindi, c’erano anche i campioni (sì, proprio quelli che poi hanno vinto!) e la stampa internazionale. Un po’ come vivere in un backstage e poter rivedere tutto in tv, anche se purtroppo non sono mai stata ripresa. Ma state tranquilli che la foto con le prime due campionesse l’ho fatta!

La domenica della gara è stata un’esperienza incredibile: le strade erano letteralmente invase dalla gente che incitava i corridori, con campane, fischietti, trombe, striscioni e urla. Io, dopo averli accompagnato il gruppo alla partenza, mi sono piazzata tra il km 7 e 8, pronta ad aspettarli. Alcuni li ho visti passare, altri li ho mancati, ma nel dubbio ho incitato tutti, perché lì si diventa tifosi universali: se corri 42km, meriti di sicuro un “vaiiiii!!!”.

Dopo circa due ore dall’inizio, mi sono spostata vicino alla Porta di Brandeburgo, giusto in tempo per vedere arrivare i primi vincitori. Appena sono arrivata li, stavano giusto mostrando sul monitor il vincitore con il tempo che scorreva. Che emozione! Non avevo mai visto una maratona dal vivo ed è stata davvero pazzesca. Ero super emozionata a quel punto. 42km di corsa è una cosa impensabile per me, che non riesco manco a fare 10 metri, figuriamoci farli in 2 ore e pochi minuti, surreale.

In generale, è stato un viaggio diverso dal solito, ma non per questo meno interessante, anzi. E seppur circondata da persone arrivate da ogni parte del mondo, mi sono sentita totalmente immersa nella vita locale, tra sorrisi, applausi e un’energia davvero contagiosa.
E ora… prossima tappa New York! A fine ottobre, per il mio compleanno, andrò, di nuovo con Born 2 Run, alla maratona più famosa del globo. La Grande Mela l’ho già visitata nel 2019 con mia mamma, durante il Giorno del Ringraziamento (con tanto di parata di Macy’s) e il Black Friday. Quest’anno però ci torno per un evento mondiale e non vedo l’ora.
Ogni volta che penso a queste esperienze mi rendo conto di quanto amo il mio lavoro: il mio ufficio cambia sempre, è differente, e può essere il centro di Berlino, una strada innevata della Lapponia, la Muraglia Cinese o il Tropico del Cancro in Namibia. Non male come scrivania, vero?
